mercoledì 14 ottobre 2009

Una Carta etica per navigare in Internet

L'Associazione Innovatori, associata a Confindustria, sta portando avanti il progetto di una Carta etica digitale per la navigazione in Rete. Tutti possiamo partecipare al suo sviluppo qui: http://www.innovatori.net/notizie/notizie4.htm
Innovatori ha anche un social network: http://innovatori.ning.com/

Ecco di seguito il testo della CED, che brilla per chiarezza e semplicità della forma.


giovedì 17 settembre 2009

Cosa succederà alla libertà di espressione?

Che cosa succederebbe alla libertà di espressione se l'intera disciplina sulla stampa fosse estesa anche ai "siti internet aventi natura editoriale", come questo blog, ad esempio?
Vi segnalo su Punto Informatico questo illuminante articolo di Guido Scorza, giurista che ci mostra con grande lucidità i possibili effetti della recente proposta dell'Onorevole Pecorella, dopo le restrizioni del decreto Alfano dello scorso luglio.

Il Cilento: un territorio che ha cultura 'da vendere'

L'idea dei territori come 'aziende' che producono indotto attraverso la cultura e il turismo mi affascina da tempo. E' per questo che mi piacerebbe fermarmi a riflettere su un territorio che conosco bene perché ci sono nata e cresciuta: il Cilento.

L'estate 2009 ha visto il riconfermarsi di eventi che stanno diventando appuntamenti fissi sul territorio cilentano. Si tratta di iniziative di intrattenimento culturale che contribuiscono a valorizzare i luoghi e la storia del territorio di Paestum e dintorni. L'antica Poseidonia era infatti nota in tutta la Magna Grecia, oltre che per la sua fiorente attività artigianale, proprio per l'essere un importante centro di cultura. L'antico teatro, o quello che ne resta in superficie, sta lì a dimostrarlo. Anche Elea (nel territorio di Ascea), più a sud, ci lascia testimonianze di un passato dal fervente spirito culturale.
Un'estate cilentana anticipata, a maggio, dalla rassegna regionale "Raccontami", organizzata da Regione Campania e Ministero per i beni culturali. Una brillante iniziativa che ha permesso ai luoghi stessi di parlare e raccontarsi attraverso la voce di attori più o meno noti. Nel Cilento le tappe sono state Agropoli (Castello aragonese), Ascea (area archeologica di Elea-Velia), Paestum (città antica), Buccino (area archeologica), Valva (Villa d'Ayala), Perdifumo (Palazzo Vargas). La prima edizione non può che promettere bene, stando all'eccezionale dispiegamento di forze sul territorio (cento attori per cinquanta siti in tutta la Campania).
Il "Paestum Festival" ha illuminato il campo erboso accanto al magnifico tempio di Cerere per tutto il mese di agosto, quando ha scosso la quiete millenaria dei sacri resti greci con le sue serate di teatro, musica e danza. Particolarmente felice, in questa dodicesima edizione del festival, la proposta a ingresso gratuito del concerto finale a cura dell’orchestra del Conservatorio "Domenico Cimarosa" di Avellino, dedicato a Friederic Händel, grande musicista nonché viaggiatore del Grand Tour, che proprio Pestum prevedeva tra le sue tappe più significative di viaggio degli intellettuali mitteleuropei nel vecchio continente.
Dodicesima edizione anche per "Velia Teatro", una dieci giorni di spettacoli e conferenze sull'arte, la filosofia e la musica nel mondo antico, ambientata (mi si passi il termine dettato dalla suggestività dell'esperienza di spettatore) nella parte più alta della zona archeologica, sotto le luci della magnifica torre medievale e poco al di sopra dei ben conservati resti del teatro greco. Probabilmente sono pochi i luoghi in Italia così adatti a ospitare contenuti di questo genere. Mix perfetto, dunque, di temi e location.
"Jazz in Laurino", il festival jazzistico che si è svolto all'inizio di agosto nella sua settima edizione, ha proposto la formula della musica dell'improvvisazione all'interno di chiostri e cortili, che valorizzano particolarmente questo tipo di esecuzione. A tutto ciò gli organizzatori hanno aggiunto un corso e un laboratorio con importanti maestri del genere.
Altra menzione va al "Mediterraneo Video Festival", rassegna internazionale sul video documentario, che ha compiuto il suo dodicesimo compleanno a fine agosto ad Agropoli. Sempre in agosto e sempre ad Agropoli, i suggestivi locali medievali del castello aragonese hanno ospitato la mostra multimediale "Angeli e demoni", anche qui in un gioco straordinario di valorizzazione reciproca tra arte e luoghi.
Non si contano poi le numerose iniziative di musica e spettacoli folkloristici che richiamano alla tradizione cilentana, da scovare nell'entroterra più 'selvaggio' dei borghi arroccati su monti e colline, che hanno fornito l'ambientazione più naturale a strumenti e costumi d'epoca.
Insomma, se il bilancio dell'estate 2009 si chiude certamente in positivo quanto a livello di originalità della proposta, non altrettanto entusiasmante potrebbe forse considerarsi quello dell'organizzazione. Ad esempio, il magnifico evento di "Velia Teatro" non è stato supportato da un'accoglienza adeguata del visitatore. Quest'ultimo, giunto all'ingresso centrale del sito archeologico, lo trova immerso in un buio spiazzante e rischia di girarsi attorno per mezz'ora prima di intuire che forse, dalla parte opposta, nel parcheggio, i piccoli pulmini parcheggiati sono le navette che portano all'area in cui è ospitato l'agognato evento. Anche la segnaletica ambientale rientra in quella comunicazione che sembra quasi un concetto estraneo al riottoso territorio cilentano. Un territorio che ha invece molto da dire e molto da imparare su 'come' dirlo.
Si potrebbe anche riflettere sul limite di concentrare l'attività culturale in estate, spesso in nome dell'assenza di spazi idonei o per una visione ridotta che la lega esclusivamente al turismo estivo. Potrebbe essere invece opportuno un cambio di prospettiva, che confidi nell'afflusso ad hoc di visitatori e che certamente richiederebbe uno sforzo adeguato in termini di promozione dell'evento stesso (a livello nazionale), coordinato con la promozione del territorio. Promozione che può arrivare alla proposta di veri e propri pacchetti turistici. Compie un timido passo nel senso della destagionalizzazione il "Festival della Filosofia in Magna Grecia", organizzato dall'omonima associazione ad Elea-Velia dal 22 al 24 ottobre prossimi, con la coraggiosa quanto discutibile scelta di collocarlo in parte in giorni infrasettimanali.
Valutazione positiva dunque, pur con ampi margini di miglioramento. Tanti contenuti da esprimere e le prime iniziative non estive. Di sicuro, su questa direzione, il problema di un territorio che sia effettivamente pronto ad accogliere (con le strutture e il coordinamento della proposta) i suoi visitatori non può che emergere e, questa volta, in maniera cruciale e determinante. Un problema non più rinviabile se l'intento è quello di porre le basi per un turismo culturale e quindi un turismo 'di qualità', in un territorio che può sicuramente esprimerlo.
(Nella foto un momento del Velia Teatro)

lunedì 14 settembre 2009

La comunicazione del banditore e il mio paesino natìo



Il 1° settembre, come tutti gli anni, Altavilla Silentina (un borgo della provincia cilentana) ha festeggiato il suo santo patrono. Che lo abbia fatto solo con la chiusura degli uffici pubblici è un dettaglio.
Nel mese di giugno accompagnavo lungo le viuzze del centro storico di Altavilla una coppia di mezza età di Boston giunta in paese per il desiderio di lui di rivedere i luoghi in cui era nato e cresciuto il bisnonno, poi emigrato per la 'Merica'. Non è stato poco imbarazzante dover comunicare a queste persone, giunte per la prima volta in sessant'anni nel nostro borgo, che alcuni dei suoi più begli edifici storici non erano accessibili al pubblico. Difficile cercare di trasferirvi la perplessità dei loro volti a questa informazione, espressione del tutto simile a quella che sottolineava la loro candida richiesta di delucidazioni: "ma se Altavilla è così bella come mai tante persone vanno via?".
Una delle prime tappe di questa didascalica passeggiata era proprio, dopo il Castello o quel che ne resta, la fantomatica chiesa di Sant'Egidio, in cui sono stata battezzata e di cui io stessa come molti altri giovani altavillesi abbiamo solo un'immagine spettrale non conservandone ricordi 'in vita'. Ebbene, assicurata al portone sbarrato della chiesa con un giro di nastro per pacchi, vi era un foglio con una lettera scritta a mano (la vedete nella foto), che riportava il testo seguente.

Altavilla Silentina, Provincia di Salerno, Parrocchia di Sant'Egidio

In questa Parrocchia tutti lo sappiamo / il suo nome è Parrocchia Sant'Egidio. Sant'Egidio è il patrono d'Altavilla.
Il portone della sua casa, sono trent'anni, è chiuso dal terremoto dell'ottanta.
Trent'anni che io non prego all'Altare Maggiore, prego davanti al portone.
Trenta Pasque che non sento suonare la campana a festa ascoltando da lontano e farmi un segno di croce dicendo 'questa è la campana di Sant'Egidio' ...
Patre Ave e Gloria, Sant'Egidio sei il patrone, apri questo portone, voglio pregare all'Altare Maggiore.
Mangino Francesco, nato l'8-4-42 a Borgo San Martino, Altavilla Silentina
Viva la pace, via Sant'Egidio, viva la pace nel mondo intero

Fa effetto rileggerla ora che Ciccio, da poche settimane, ci ha lasciati. Suona come un appello disperato delle generazioni che pian piano scorrono via alla nostra che è qui ora e che può e deve agire.
Ciccio il banditore, improvvisatosi pubblicista poco prima di morire, ha voluto esprimere con le armi di cui era capace il desiderio ardente di tanti altavillesi. Quella pubblicazione rudimentale - eppure pubblicazione nel suo senso più verace - è il segno della certezza di un'adesione collettiva a questa disperata richiesta espressa in forma di supplica. Tanti, come lui, non hanno potuto più fare la santa comunione in questa cappella. Ma ce ne sono tanti altri che nutrono il suo stesso desiderio.
Non difendere la propria storia è dimostrazione di inciviltà. Il disinteresse che ne è alla base mette a rischio il futuro stesso dei nostri luoghi. Ne siamo tutti responsabili, a partire dagli insegnanti e prima ancora dai programmi scolastici, che non prevedono lo studio del territorio (e, perché no, del dialetto, sempre a patto che non sia una barriera per nessuno). Questo perché, riprendendo il motto del FAI, il Fondo ambiente italiano, che cerca di tutelare il patrimonio storico-architettonico del nostro bel paese, "se lo conosci lo ami e se lo ami lo proteggi". Sillogismo impeccabile, non fa una piega, da stamparsi in fronte a caratteri cubitali.
Gli altavillesi hanno atteso anni e anni la riapertura di questi beni che fanno parte della loro vita e, prima ancora, di quella dei loro padri e dei loro avi, andando molto indietro nei secoli e quasi nei millenni, se ne consideriamo anche gli abbattimenti e le ricostruzioni. Alcuni secoli fa non vi erano i mezzi per rimettere in sicurezza un edificio colpito da un sisma. Oggi non siamo più giustificati a girare la testa dall'altra parte o ad attendere sentendoci impotenti. E' importante unirci tutti, dai proprietari agli amministratori agli amministrati, su cause come questa e capire come fare ad agire per il meglio, azzerando il passato in un atto di autoindulgenza generale per il bene di tutti. Ma bisogna agire subito. Nei lunghi anni in cui la chiesa di Sant'Egidio è rimasta sbarrata ai fedeli, infatti, molti sono stati i furti che l'hanno impoverita. Così come sarebbe un furto assai più pesante recuperare questi beni non conservandone, oltre alla struttura materiale, tutto l'aspetto artistico di esterni e interni. Pensiamo solo alle varie chiese in muratura da secoli oggi intonacate (ricordate il Convento di San Francesco?). Noi oggi non possiamo più macchiarci di queste colpe. Non possiamo più essere ladri di memoria, della nostra stessa memoria.

giovedì 7 maggio 2009

E' il marketing emozionale il marketing della postmodernità?

Il marketing e la comunicazione stanno ripensando se stessi alla luce di una dimensione forse troppo trascurata nella civiltà occidentale: le emozioni. E l’approccio che la sostiene non può che essere interdisciplinare, proprio perché deve cogliere i diversi aspetti dell’essere umano.

"Marketing emozionale", di Francesco Gallucci (ed. Egea), è un vero e proprio manuale che affronta e promuove in maniera sistematica questa prospettiva componendo gli sforzi che in passato, sin da Aristotele, e fino ad oggi, sono stati tesi a valorizzare la sfera dell’emotività nei diversi campi del sapere, in particolare quelli legati agli studi sui modi attraverso i quali conosciamo la realtà e interagiamo con essa. Sì, perché il processo d’acquisto non è altro che un processo cognitivo.

Se ancora oggi non siamo in grado di definire tutte le emozioni umane, è però vero che sono maturi i tempi di una riconsiderazione dell’uomo e delle sue attività culturali, tra cui il rapporto con il mercato, in un’epoca di grandi cambiamenti di prospettiva, come ad esempio il passaggio dall’idea di comunità a quella di network, o l'affermarsi di un desiderio di “felicità condivisa” e la trasformazione profonda di tutto il sistema delle relazioni, anche in seguito al diffondersi delle nuove tecnologie. In un'epoca, insomma, di postumanesimo, in cui le caratteristiche cognitive dell'uomo sono potenziate e modificate dagli artefatti tecnologici.

Il marketing classico, quello delle 4 P, deve allora necessariamente evolversi non rinnegando le proprie acquisizioni teoriche, ma riconoscendo gli apporti che possono venire da discipline diverse e di stampo dia scietifico che umanistico. Tra queste la sociologia, l’antropologia, la psicologia, le neuroscienze, la filosofia del linguaggio e della comunicazione.
In questa nuova prospettiva, le marche diventano centri erogatori di energia emotiva, che instaurano relazioni tanto migliori con i potenziali consumatori quanto maggiori sono le capacità che esse hanno di raccontare delle storie in grado di emozionare.

L’emozione sta prendendo sempre più piede nel contesto attuale, favorita dall’information overload, fonte del “caos multimediale”, e dall’affermarsi sempre più dirompente del principio consumistico del piacere.

Molto interessante la trattazione sulla fondamentale componente del design e sulla disciplina scientifico-filosofica orientale del kansei, che studia il livello di armonizzazione tra l’utente nella sua dimensione mente-corpo da un lato e il prodotto con cui interagisce dall'altro. Il kansei, introdotto in Giappone negli anni Settanta e ispirato all’Aesthetica di Baumgarten (filosofo tedesco del Settecento), interpreta il design come tecnologia emotiva e può essere, secondo Gallucci, proprio il terreno teorico in cui far emergere un vocabolario comune alle varie discipline chiamate a raccolta dal marketing di oggi.

Ma quale contributo possono dare al marketing gli studi sul cervello? Le neuroscienze ci dicono che la memoria di un evento, così come di un servizio o prodotto, viene rafforzata positivamente se gli stimoli connessi toccano i nostri sensi e quindi la nostra parte emotiva: questo effetto scaturisce dal moltiplicarsi delle connessioni tra i neuroni che i vari livelli di esperienza producono.
In tale logica, assume quindi nuovamente un ruolo centrale il negozio, dove l’esperienza di acquisto può essere arricchita di tutte le tipologie di stimoli sensoriali, in un’immersione emozionale del consumatore nel punto d’incontro fisico con il brand, che da luogo di contrattazione giunge ad essere vero e proprio luogo di suggestione.

Le reazioni emotive del nostro cervello sono misurabili attraverso una serie di tecniche messe in atto da 1-to1 lab, il laboratorio di ricerche sul marketing diretto dallo stesso Galluci. Si tratta di rilevazioni biometriche come biofeedback, eyetracking e neuroimaging che, combinate alle interpretazioni della psicolinguistica e della psicologia cognitiva, puntano a spiegare le reazioni inconsce del consumatore nei confronti della marca.

Alla stessa stregua di qualsiasi altro prodotto, Gallucci consiglia di fare di città e territori, di per sé luoghi dispensatori di emozioni, delle marche emozionali, che siano cioè in grado di coniugare comunicazione a qualità, tradizione, identità. Un invito alla disciplina nascente del marketing territoriale a darsi presto una connotazione di respiro più ampio, che è probabilmente con più forza richiamato proprio da un prodotto così peculiare come l’ambiente in cui gli esseri umani vivono e producono continuamente cose intrise di cultura a volte millenaria e di cui iniziamo oggi ad essere consapevoli estimatori.

La domanda, che lo stesso testo si pone, è a questo punto quanto tutto questo possa tradursi in manipolazione. L’approccio sembra intanto un’opportunità per le aziende di venire incontro alle esigenze dei consumatori (oggi estremamente preparati ed esigenti), arrivando ad averne tanto rispetto e tanta conoscenza fino al punto di coccolarli, e per questi ultimi di vivere esperienze gratificanti e arricchenti i momenti della transazione economica e, perché no, i diversi momenti della vita.

Francesco Gallucci è docente di Sociologia della comunicazione presso il Politecnico di Torino e di Marketing al Politecnico di Milano. E’ anche autore dei libri Web Management e Il marketing dei luoghi e delle emozioni.

giovedì 13 novembre 2008

Un matrimonio in Second Life

L'emozione di ieri sera è stata degna di una cerimonia in 'carne ed ossa', anche perché quelle stesse emozioni erano vere e contagiose. 
Lui, regista in Second Life, lei builder (designer 3D) sempre in SL, sullo sfondo di un meraviglioso battello addobbato a festa con tanto di invitati (tra cui io, Eutropia), si sono giurati amore eterno. Spero che le foto rendano l'idea della maestosità della location. Ho incrociato persino un rappresentante di casa Linden.


Sia chiaro: gli avatar Kristine e Adelchi si amano anche nella realtà!
Alla faccia del virtuale! ; )

Auguri Adelchi, auguri Kristine! Che sia davvero per sempre!