Non c'è probabilmente nulla di più frustrante per una persone che ha scelto di fare della sua vita un'esperienza raccontata agli altri della constatazione di non riuscire a trasmettere alle persone che le stanno vicine le proprie sensazioni, le proprie emozioni, perché no, anche negative.
A volte non si reagisce alla vita in modo 'convenzionale' - e che cosa poi vorrà dire al di fuori della patologia mentale non si sa - oppure nel modo in cui noi stessi reagiremmo alle situazioni. Questo ci spiazza. Non capiamo e non riusciamo a sentire, ad auscultare - cardiologicamente parlando - le emozioni più sottili che si annidano tra le pieghe dell'anima e che la persona che ci troviamo di fronte sta cercando in qualche modo di affidarci...Per amore? Per fiducia? Per paura?
Tanto meno, poi, capiamo che in quel momento ci sta regalando un pezzo della propria anima, fatta anche di lati oscuri, ambigui, disarmanti, perché ha deciso di condividere con noi i colpi e i contraccolpi del suo urtarsi continuo con il mondo. E allora reagiamo con disappunto e scambiamo per una insostenibile lagna quella irresistibile irritazione che sgorga dalla paura, con una striatura sottile di pietà umana per chi soffre per sé e per coloro che gli vogliono bene, mista a una punta di rabbia per chi non ha quel tatto in grado di sfiorare l'anima del suo simile.
Del resto, pensiamo alla difficoltà di dirsi di un'esperienza così dirompente, sfumata e impercettibile per chi non l'ha vissuta. Potrei mai capire io, ad esempio, il vortice di emozioni in cui piomba un individuo a cui una diagnosi terribile e accertata cambia, nello spazio di poche parole, la vita? Spero di no, per mia fortuna. Ecco, forse alcune cose non potranno mai essere davvero comunicate.
Difficoltà di ascoltare da un lato? Ostinazione a rimuginare dall'altro? Difficoltà o impossibilità di dire?
Quello che è chiaro è che proprio lì si percepisce la fredda sensazione dell'incomunicabilità. E si ha la cruda percezione di persone che si parlano addosso con due lingue diverse, quando non con silenzi eloquenti, e ci si chiede se al di sotto di un apparentemente innocente sintomo non si nasconda invece un tutt'altro che rassicurante allontanamento di anime che si cercano solo per la necessità di una qualche certezza. O se invece non si debba soltanto rassegnarsi all'incomunicabilità radicale del proprio essere più verace.
Il fatto è che sono una (aspirante) comunicatrice ottimisticamente convinta.
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